SCULTURA FEMMINILE - DEVI - INDIA – IV-V sec

SCULTURA FEMMINILE - DEVI

INDIA – IV-V sec.

Misure: L 30 X P 20 X H 35 cm.


Nella vasta e ricca produzione artistica millenaria indiana, si distingue la statuaria in stile Gupta.


Durante l’epoca dei Gupta (IV-VII secolo d.C.), infatti, l’India, costituita da numerosi regni locali su base regionale, viene impreziosita dalla maestosa costruzione dei templi indù e da un’arte scultorea davvero straordinaria.


Predominano le raffigurazioni divine e semi-divine, ove gli esseri soprannaturali mostrano sembianze antropomorfe, seguendo una disposizione ed una collocazione concettuale precisa, all’interno della progettazione iconografica architettonica.


Solitamente, l’essere superiore è rappresentato in un preciso momento del mito di cui è protagonista o partecipe e viene reso riconoscibile grazie all’inserimento dei suoi personali attributi, in modo da essere identificato dal devoto e poter ricevere preghiere, adorazioni ed offerte legate al suo culto.


Ma, nei complessi scultorei, che adornavano i templi induisti, trovavano collocazione non solo questi esseri ultraterreni, bensì anche personaggi umani, uomini e donne comuni, zoomorfi ed elementi naturali.


All’interno di questo grandioso e composito repertorio iconografico scultoreo, di tradizione brahmanica, spiccano le figure femminili. Che siano statue a tutto tondo, scolpite in alto o in basso-rilievo, o che siano corpi lapidei frammentati dall’inesorabile passare del tempo, il fascino sublime di una dea o di una danzatrice è tutto conservato nei sapienti tratti incisori.


La preziosa scultura femminile, qui presentata, ne è un eloquente esempio.



La fierezza della sua espressione, impreziosita dai pregiati gioielli, si accompagna ad una fisicità matura e rigogliosa.


Non è difficile intravedervi la prorompente forza creativa e la luminosa energia cosmica di una Devi superiore, come quelle che, da tradizione, costituiscono la Tridevi, la triade delle dee eminenti: Sarasvatī, la dea della conoscenza e dell’apprendimento; Lakshmi, la dea dell’abbondanza, della luce e della saggezza; Parvati, la dea della fertilità e dell’amore. Tre dee, tre aspetti, per un unico ed immenso essere divino femminile (corrispettivo sacro femminino della Trimurti maschile), simbolo della Shakti.


La carismatica e risoluta dea, ottenuta dal tenero materiale lapideo grigio (scisto?), era stata probabilmente concepita per essere parte integrante di qualche composizione mitologica e devozionale, quelle particolari scene, cioè, in grado di evocare dimensioni divine, atemporali e soprasensibili che ancora oggi incantano l’osservatore.


Vi si scorge, impresso nella naturalezza ormai stretta nella posa stilizzata, quel passaggio di stile che, dalla prima fase più robusta della Scuola Gupta, si avvia già verso un modo più morbido e delicato. Ciò che materialmente manca (la porzione inferiore del corpo, gli avambracci…) è, in verità, più presente che mai, al di là dei limiti plastici! È proprio in questa capacità visionaria involontaria e trascendente che risiede la grandezza eterna dell’arte indiana.


Un’incantevole opera d’arte antica, dunque, che incarna intimamente quelle espressioni artistiche e quelle tensioni umane e divine che hanno reso celebre ed immortale, proprio come una Devi, la straordinaria cultura spirituale brahmanica.


Questa meravigliosa scultura è stata esposta nella mostra “Nella Terra degli Dei” Storia, Arte e Miti dell’India attraverso le Collezioni Private


Puoi trovare tutte le informazioni sulla mostra qui: https://www.mostremarotta.com




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