CABINET MODULARE PEKINO CINA – Fine XIX sec.Misure: L 87 X P 52 X H 180 cm

L’arredamento artigianale orientale di fattura cinese ha assunto, nel tempo, caratteri strutturali ed artistici molto peculiari e diversificati su base regionale.


La vastità geografica e le specifiche condizioni ambientali, climatiche, culturali ed abitative, proprie di questi territori così eterogenei, hanno, infatti, inciso, di volta in volta, sia sulla scelta del materiale ligneo disponibile (nel centro-nord trovano dimora soprattutto conifere e latifoglie quali pini e olmi, mentre nel sud è più diffuso il flessibile bambù), sia sui tratti espressivi dell’arte decorativa realizzata.


I mobili denominati Pekino provengono, chiaramente, dalla regione della capitale Beijin, nel nord-est della Cina. Tipologicamente si presentano, soprattutto, come mobili contenitori a credenza-cabinet, distinguendosi per lo stile molto ricercato ed elegante, per le forme armoniose ed i colori laccati. Dei veri e propri tesori di pregio nel prezioso panorama dell’arredamento esotico tradizionale d’interni.

Il finissimo esemplare, che qui presentiamo, è un antico cabinet modulare a sviluppo verticale, costituito da quattro unità singole sovrapposte, ciascuna qualificabile come credenzino ad ante frontali, decorato a pittura e laccato.


Assemblata impiegando legno massello e metalleria in ottone, la struttura complessiva colpisce per il carattere autorevole e signorile della finitura a lacca nera, magistralmente decorata con motivi a riempitivo ed impreziosita da quattro affascinanti illustrazioni figurate policrome, realizzate sulle quattro coppie di antine.


L’arte della pittura, insieme alla calligrafia, alla scrittura e alla musica, è considerata una delle massime espressioni attraverso cui il saggio crea e vivifica l’illustre cultura cinese.


In Oriente, infatti, l’artista tradizionalmente non è solo un abile artigiano, ma è anche un fine conoscitore dell’esistenza, un artiere illuminato alle più sublimi arti della Vita e del Cosmo, è un filosofo, un saggio.



La sua pittura non è, quindi, una mera riproduzione od interpretazione del reale, ma è un’opera dotata di vitalità propria, il cui scopo ultimo è riconnettere lo spirito interiore umano con Madre Natura, riarmonizzando l’Uomo con l’Ecosistema.


Il pennello, di peli animali, è intinto in inchiostri e colori minerali e vegetali e, con tratti umili ma sicuri, talvolta più simbolici, talvolta più descrittivi, svela paesaggi selvaggi, bucolici ed idilliaci o animali, piante, fiori e frutti dalla struggente e pura bellezza; delinea simboli tradizionali e spirituali; narra scene mitiche, leggendarie e storiche, ove personaggi reali e sovrannaturali rendono poetico, fiero ed immortale persino il supporto materiale che li ospita.


Così, sui pannelli frontali dei credenzini, tra gli spazi aperti dei cortili e dei giardini, tra gli ambienti domestici delle stanze private e delle sale di rappresentanza, compaiono particolari figure umane. Si muovono con un rigore elegante ed un’espressività sincera, dando vita ad una vera e propria “scena di corte”.


I signori indossano copricapi a cuffia, che li qualificano come funzionari, letterati e notabili.


Le linee morbide, essenziali ma altamente narrative, ne contornano i caratteri fisici e le mimiche solenni, facendone trasparire gli intenti scenici. Ai personaggi maschili, si affiancano anche eleganti dame dalle acconciature tradizionali e dalle vesti ricercate. Curiosi dettagli di vita quotidianità, poi, contribuiscono a catturare l’osservatore, immergendolo come in un mondo parallelo: i gesti rievocano consuetudini sociali reali, il mobilio proietta in dimensioni spaziali concrete e l’abbigliamento accoglie entro dinamiche assolutamente tipiche.


Infine, un rarissimo documento storico si conserva, tutt’ora, incollato sul cappello del primo credenzino in alto. Si tratta dell’etichetta originale, scritta in francese, che riporta la collocazione del suo ultimo proprietario o destinatario, evidentemente in Cina, presso il “Consulat d’Italie” di “Tientsin”. Ma accanto, incollato capovolto, si aggiunge un ulteriore incredibile elemento storiografico. È il biglietto timbrato apposto per trasportare in sicurezza il voluminoso e prezioso bagaglio (forse un dono?), tramite una spedizione ferroviaria: la data stampata con timbro ad inchiostro è purtroppo sbiadita ed indecifrabile nella sua interezza, ma la scritta in cinese riporta le diciture “Etichetta bagaglio. Ferrovia Dazheng. Bagaglio […]”.


Dunque, un maestoso cabinet modulare: opera artigianale unica che esprime tutto il fascino della meravigliosa arte cinese, ma anche antico oggetto d’uso che custodisce e testimonia vite vissute nel lontano, emblematico ed autentico Estremo Oriente.


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