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©2019 by TAPPETI MAROTTA. 

Cabinet Tibetano - 107 × 44 × 149 cm

SKU: 11519

Cabinet Tibetano XIX secolo ca.

107 × 44 × 149 cm

TRATTATIVA PRIVATA

  • Informazioni

    Il cabinet fa la propria comparsa in Tibet intorno al XVIII sec., benchè non ci sia una ragione unitaria del perchè ciò non fosse accaduto prima. Verosimilmente in questo periodo crebbero i rapporti commerciali con la Cina, terra in cui questo arredo era abbastanza comune. In secondo luogo, il sopraggiungere di maggior ricchezza dal commercio, consentì di costruire mobili, quali proprio i cabinet, che richiedevano maggior utilizzo di legname e una perizia maggiore da parte degli artigiani, rispetto ai bauli (gam o gaam). Ma la ragione principale, probabilmente, riguada il graduale ma definitivo passaggio del popolo tibetano da una vita nomade a una più sedentaria: in questo modo i mobili non dovevano più essere trasportati a dorso di cavallo o yak, ma rimanevano stabili all’interno delle abitazioni.

    Normalmente i cabinet venivano (e vengono tuttora) utilizzati per contenere beni di prima necessità, che si tratti di vestiario o alimenti, all’interno delle case tibetane, mentre quelli collocati nei monasteri proteggono scrigni sacri, statue thangka o immagini di lama. La decorazione si sviluppa sulla parete frontale del cabinet mentre la parte superiore ne è sprovvista, dal momento che deve svolgere il ruolo di base di appoggio per offerte, lampade di burro, coppe d’acqua o di chang, la birra d’orzo tibetana.

  • Simbologia

    Questo meraviglioso esemplare, dal predominante colore rosso acceso, pare una meravigliosa tela sulla quale  possiamo trovare i principali simboli della tradizione buddista. Così riconosciamo i pesci d’oro (in tibetano gser-nya), che rappresentano il superamento di tutti gli ostacoli, la vittoria su tutte le sofferenze e il raggiungimento della liberazione dai desideri, esattamente come i pesci nuotano liberi e senza confini nel proprio elemento naturale. Al loro fianco il parasole (in tibetano gdugs). Con la sua capacità di proteggere da pioggia o sole eccessivo, esso è da sempre stato identificato come segno di ricchezza, divenendo simbolo della dignità regale del potere spirituale.

    Esotericamente esso indica la compassione e la protezione dal dolore, dalle malattie, dai veleni mentali e dall’ignoranza.

    Sui pannelli immediatamente sottostanti ritroviamo in successione, la conchiglia, il nodo infinito, il vaso della ricchezza e la ruota del Dharma. Per quanto riguarda il primo elemento, (in tibetano, dung gyas-‘khyl) di colore bianco, utilizzata fin dall’antichità come strumento rituale, contenitore e strumento musicale.

  • Il Nodo Infinito

    Anche nella cultura tibetana essa si utilizzata per richiamare i monaci alle riunioni con il suo potente suono, oppure per fare offerte musicali durante le puje o ancora come recipiente per l’acqua con lo zafferano. La conchiglia rappresenta la gloria dell’insegnamento del Dharma, che, come il suono della conchiglia, si diffonde in tutte le direzioni.

    Accanto il nodo infinito (in tibetano dpal be’u). Si tratta di un nodo chiuso composto da linee intrecciate ad angolo retto la cui origine iconografica potrebbe collegarlo alla nandyavarta, una variante della svastika. Per il buddhismo tibetano il nodo infinito simboleggia l’interconnessione di tutti i fenomeni, in un susseguirsi di cause e condizioni che vengono rappresentate dalle linee geometriche che si intersecano tra loro. Non avendo nè inizio, nè fine, simboleggia anche l’infinita conoscenza e saggezza del Buddha e l’eternità dei suoi insegnamenti. Al suo fianco compare il vessillo della vittoria (in tibetano rgyal-mtshan), che normalmente si ritrova all’interno di templi e monasteri, sospeso al soffitto, come ornamento dei tetti o all’estremità delle lunghe aste di preghiera. Esso rappresenta la vittoria degli insegnamenti buddisti, la vittoria della conoscenza sull’ignoranza e sulla paura, la vittoria del Dharma contro su tutti gli ostacoli e il raggiungimento della felicità suprema.

  • La Ruota del Dharma

    Questa composizione orizzontale si conclude sulla Ruota del Dharma (khor-lo) strutturata combinando un mozzo centrale, 8 raggi e un cerchione esterno, che secondo la tradizione buddista venne messa in moto da Buddha in occasione della prima esposizione pubblica della sua dottrina a Sarnath. Secondo i tre addestramenti della pratica buddista, il mozzo rappresenta l’addestramento alla disciplina morale che rende stabile la mente; i raggi rappresentano la comprensione della vacuità di tutti i fenomeni che permette di eliminare alla radice l’ignoranza; il cerchione esterno, infine, identifica la concentrazione che permette di tenere salda la pratica della dottrina buddista. Rappresenta inoltre l’Ottuplice Nobile Sentiero che porta alla liberazione. Tra gli otto simboli di buon auspicio, la Ruota ci ricorda come il Dharma abbracci tutte le cose, senza inizio nè fine, e che essa è al contempo in movimento e è immobile. Essa rappresenta l’insegnamento buddhista nella sua globalità e per questo nel nostro cabinet viene collocata al vertice del triangolo composto dagli otto preziosi simboli.

  • Il Vaso della Ricchezza

    Al di sotto compare uno stupendo vaso della ricchezza, recipiente tondo con il collo corto e stretto che poi si allarga formando un bordo decorato. L’apertura è chiusa con il norbu, intarsio di gemme di diversa natura, testimonianza del valore del vaso stesso.

    Esso simboleggia la realizzazione spirituale, la perfezione del Dharma, la longevità e la prosperità. Dalla parte opposta, troviamo l’ultimo simbolo, inserito anch’esso all’interno di un recipiente, si tratta del fiore di loto aperto, (in tibetano padma) che simboleggia la purezza spirituale in quanto, benché affondi le sue radici nel fango degli stagni, produce candidi fiori al di sopra dell’acqua. La nascita di qualcosa di perfetto da qualcosa di imperfetto, testimonia come anche l’esistenza più insignificante possa raggiungere l’illuminazione. La simmetria dei suoi petali rappresenta l’ordine del cosmo e per questo viene utilizzata come modello per la realizzazione di mandala.

    Tra questi ultimi due simboli, ve ne è uno più misterioso: si tratta di un’offerta alle divinità piuttosto macabra composta da parti vegetali e animali, che compone una sorta di scheletro: di esso riconosciamo il naso, la lingua e perfino gli occhi, dalla forma allungata e sinistra.

  • Il Leone delle Nevi

    Completa la struttura, nella parte inferiore, una testa umana, forse facente parte dell’offerta.

    Infine, gli ultimi due pannelli presentano un altro elemento fondamentale per la tradizione buddista: il leone delle nevi. Egli risiede nell’est e rappresenta l’allegria incondizionata, una mente libera dal dubbio, chiara e precisa. Egli ha una bellezza e una dignità risultanti da un corpo e una mente sincronizzati. Il Leone delle nevi ha un’energia giovane, vibrante e una naturale senso di gioia. Questa descrizione di Harderwijk ben sintetizza una figura molto venerata e importante per i tibetani, tanto da essere rappresentato sulle monete, sui francobolli postali, sulle banconote e sulla bandiera nazionale del Paese. Il Leone delle nevi diviene simbolo della giocosità, della “gioia” e delle “beatitudine” (in tibetano dga’): la sua potenza energetica (saggezza o shakti) è espressa dal binomio gankyil/gakyil (“beatitudine+vortice” o “ruota della gioia”) che la creatura mantiene eternamente in moto. Secondo il folklore, i suoi piedi non toccano mai il terreno e egli salta un picco montuoso all’altro e il suo ruggito incarna il suono del vuoto, una voce così potente da causare la caduta di sette draghi dal cielo.

  • Certificato e Garanzia

    Il mobile verrà consegnato insieme al suo certificato di autenticità.

  • Informazioni di Spedizione

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