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BUDDHA DELLA COMPASSIONE QUANYIN SU LEONE GUARDIANO – STATUA LIGNEA POLICROMA CINA – ‘800

Aggiornamento: 16 lug 2020

BUDDHA DELLA COMPASSIONE

QUANYIN SU LEONE GUARDIANO – STATUA LIGNEA POLICROMA

CINA – Seconda metà dell’800


Misure: L 72 x P 38 x H 99 cm


Sin dalle prime e rare apparizioni sul mercato, secoli or sono, fino alla loro commercializzazione, i manufatti artistici cinesi hanno esercitato grande fascino sull’Occidente.


Questa produzione artigianale si è caratterizzata, dal Neolitico al XXI secolo, da un’eterogeneità compositiva ed un’eccellenza esecutiva davvero sorprendenti. Il principio dell’equilibrio armonioso, che sottostà a tutti gli aspetti della cultura cinese, si è declinato in un’arte unica e raffinata ove convivono tradizioni e innovazioni, idee autoctone e straniere, immagini religiose e profane. In questo scenario suggestivo si colloca la produzione artistica in legno, espressione prestigiosa di una delle civiltà più antiche del mondo.


La suggestiva statua d’antiquariato orientale, in legno dipinto policromo, che qui proponiamo, è una maestosa raffigurazione del Buddha della compassione, nella sua versione tipologica della ‘Quanyin su leone guardiano’, tanto cara alla tradizione buddhista cinese.


Un’elegante, austera e magnetica figura femminile è armoniosamente accomodata sul dorso di un possente leone, che incede sicuro con le fauci aperte, la criniera folta e lo sguardo vivido. La regale donna, impreziosita da vesti ricercate, gioielli raffinati ed una imponente aureola fiammeggiante, custodisce, nella sua mano destra, un misterioso vaso sacro a caraffa, stretto per il suo lungo collo.


È la Quanyin, il Bodhisattva della Compassione, noto in India come Avalokitesvara, che in Cina incontra una straordinaria fioritura iconografica e riscontra una sentita devozione in seguito al processo di sincretismo filosofico e spirituale che si è compiuto.


Mentre il Taoismo ed il Confucianesimo sono le tradizioni autoctone, il Buddhismo vi è giunto dall’India, riuscendo col dialogo ad adattarsi ed a rinnovarsi alla luce delle tradizioni locali. Ecco, infatti, che qui si declina in una forma nuova, femminea, non ortodossa per il tema iconografico classico.



É una fiera e nobile divinità femminile che esplica le sue funzioni protettive e compassionevoli eseguendo mudra in pose meditative o porgendo particolari oggetti all’osservatore: talvolta, portentose perle dell’illuminazione o gioielli che esaudiscono i desideri; altre volte, fagotti contenenti riso maturo o magici strumenti musicali; oppure, sublimi fiori di loto appena colti o flessuosi rami di salice; o, ancora, come in questo caso, offrendo il prezioso nettare della saggezza, in un piccolo vaso sacro.


Solitamente, è accompagnata, con riverenza e potenza, dal fedele dragone che viene però, spesso, nell’iconografia tradizionale cinese, sostituito dall’indomito leone guardiano.



Simbolo apotropaico e di buon auspicio per eccellenza, la figura del leone guardiano (conosciuto in Occidente anche come fu dog, ‘cani leone’) è molto diffusa ed amata in tutta l’Asia: in Giappone è noto come shishi (leone) e komainu (cane/leone); in Thailandia è detto singha; mentre, in Tibet, è conosciuto come il mitico ‘leone delle nevi’.


Secondo la corrente buddhista Mahayana, la Quanyin è ‘colei che percepisce i suoni del Mondo’. Nel suo ruolo di Bodhisattva misericordioso ha compiuto il voto di entrare nel Nirvana solo dopo aver risposto a tutte le richieste d’aiuto di tutte le creature esistenti, salvandole.


La sua costante attenzione ai dolori degli esseri viventi l’ha resa così vicina ai cuori degli uomini, che gli stessi non hanno mai esitato ad omaggiarla con doni, offerte e creazioni artistiche eccezionali, proprio come questa.


Una meravigliosa scultura, una rara e pregiata opera d’arte di inestimabile valore storico, che emoziona ed incanta con la sua beltà estetica e spirituale immortale.


Archeologa Dott.ssa Francesca Morello


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