Tappeti orientali caucasici: la simbologia

Aggiornamento: 16 lug 2020


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Tra il Mar Caspio ed il Mar Nero si sviluppa una regione geografica piuttosto ristretta che però concentra in sè un gran numero di popolazioni di origine diversa. Il nord, segnato dal fiume Volga, vede la presenza di Abasini, Beslenei, Ceceni, Ingus, Tusci e Kisti, il centro, di popolazioni di origine Ossetica, Taliscica e Tat (nome con cui vengono indicati i Tatari).

Il sud, che si intende circoscritto dall’altopiano iranico, è invece abitato da Avari, Lichi, Dargua, Lesghi, Aghul, Rutuli ed altri ancora.


Scriveva Adolf Dirr nel testo Kaukasische Märchen che:


Il Caucaso rappresenta un’isola nella corrente degli avvenimenti mondiali; nelle sue gole e nelle sue valli sono rimasti impigliati numerosi brandelli di popolazioni con le loro leggende e credenze, usi, costumi e linguaggi.

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Tra i caratteri che accomunano tutti questi popoli vi è certamente la grande tradizione della tessitura dei tappeti con la produzione di esemplari dalla ornamentazione geometrica e dalla vivacità cromatica.

Ma ciò che più affascina è la varietà di simboli che popolano i tappeti caucasici, spesso di origine zoomorfa.

Agli animali venivano tradizionalmente associati determinati poteri magici, la cui specificità derivava dalle caratteristiche caratteriali di ognuno di essi.

La ragione per cui molti di questi esseri positivi erano rappresentati sui tappeti discendeva dalla credenza che la loro raffigurazione emanasse virtù positive sul creatore dell’immagine e su colui che ne fosse entrato in possesso, proteggendo entrambi dai malanni e dai pericoli.

Ritroviamo nei tappeti caucasici numerosi animali quadrupedi facilmente riconoscibili, come cammelli ad una o due gobbe, capre, pecore cavalli o addirittura cani (raffigurati più raramente in quanto alcune scuole islamiche considerano questo