Tappeto Hereke Cina... un quadro intessuto

Aggiornamento: 16 lug 2020

La città di Hereke è situata nella provincia di Kocaeli, a nord del Golfo di Smirne, ad una settantina di km da Istanbul, Turchia. Il suo nome è reso celebre dalla prestigiosissima produzione locale di tappetti, tra i più fini al mondo, che costituiscono, ancora oggi, il culmine artistico di tutta la tradizione manifatturiera turca.


È nel XVI-XVII secolo che si rintracciano, in questa zona, i primi tappeti Hereke: manufatti estremamente originali e distintivi, ove la sapiente e precisa tecnica di annodatura porta in vita un intreccio di decorazioni ed iconografie di influenza persiana, indiana e turca, in un equilibrio esecutivo accurato ed allo stesso tempo sfarzoso.


La tardiva affermazione a livello internazionale di questi prodotti è da relazionarsi ad una precisa scelta promozionale sostenuta dal governo ottomano nella metà del XIX secolo.


Infatti, è nel 1844 che la corte di Istanbul istituisce la prima manifattura imperiale, congegnata per essere il centro produttivo privilegiato di questi meravigliosi tappeti, ambiti e richiesti da una committenza prettamente regale di sultani.


Seguono, tuttavia, vicissitudini sfortunate: nel 1878 un devastante incendio interrompe la grandiosa produttività imperiale e nel 1880 una moria dei bachi da seta, fondamentali per la materia prima dei filati (l’ambita seta di Bursa), sembra condannare per sempre questa antica eccellenza del medio oriente.


Dopo la crisi, fortunatamente, ecco invece la rinascita.


Intorno agli anni Trenta, infatti, grazie ad un interessamento congiunto di investitori stranieri è potuta ripartire in loco la tradizionale produzione, con l’immissione di artigiani altamente specializzati dalla limitrofa Persia.


Inoltre, si è contemporaneamente sviluppato anche un processo di trasmissione di conoscenze tecniche senza frontiere, che ha permesso anche agli abili artigiani cinesi e giapponesi di poter produrre autonomamente esemplari Hereke fedeli ai modelli originali, con un risultato artistico eccellente, ma a costi più contenuti.


Il meraviglioso esemplare che presentiamo è un Hereke tradizionale, prodotto da una manifattura cinese.





È realizzato tramite un’annodatura in seta su seta, ove la ricchezza del filato impiegato viene ulteriormente esaltata dalla maestria artigianale: si contano circa 850.000 nodi a mq!


La cura descrittiva per il dettaglio ed il rigore formale dell’iconografia scandiscono il fitto perimetro percorso dalle bordure. Mentre il campo centrale domina la scena con il suo idilliaco giardino fiorito a profusione e con il suo pacifico stagno impreziosito dall’eleganza dei cigni al largo e dai numerosi uccellini in volo o appollaiati sui rami.


È evidente il richiamo degli elementi figurativi (a palmette, tralci vegetali, motivi floreali, alberi ed uccelli) alle migliori tradizioni ottamana, safavide e moghul.


Nell’imitazione e nell’elogio consapevole dei famosi ed incontrastati modelli iconografici mediorientali ‘a giardino’ colpisce, qui, un inaspettato tocco esotico: le nuvolette a volute che campiscono il cielo ricordano stilisticamente proprio quelle della tradizione ceramica cinese. Il cromatismo, nonostante la densa complessità figurativa, risulta delicatamente armonioso nel suo insieme: le tonalità predominanti sono nella scala dei grigi e degli azzurri.